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Lo Smart Working secondo noi

/ Lo Smart Working secondo noi

 
Credo che guardarsi (per davvero) negli occhi e condividere con il gruppo momenti belli e momenti difficili sia fondamentale, per tutte le organizzazioni ma per un’azienda come la nostra in particolare. In Side Soft lo smart working, inteso come organizzazione del lavoro per obiettivi, è sempre stato praticato: nessuno da noi timbra il cartellino e i dipendenti possono modulare gli orari in maniera autonoma, in base al risultato da raggiungere.
 
 
Credo che guardarsi (per davvero) negli occhi e condividere con il gruppo momenti belli e momenti difficili sia fondamentale, per tutte le organizzazioni ma per un’azienda come la nostra in particolare. In Side Soft lo smart working, inteso come organizzazione del lavoro per obiettivi, è sempre stato praticato: nessuno da noi timbra il cartellino e i dipendenti possono modulare gli orari in maniera autonoma, in base al risultato da raggiungere.

Durante il lockdown, allo smart working abbiamo aggiunto il remote working, continuando a lavorare per obiettivi ma da remoto, appunto, potendo contare su un regime già infrastrutturato per l’operatività attraverso notebook, reti VPN e accessi remotizzati. Il passaggio da un sistema all’altro per noi è stato molto veloce e nel giro di una settimana dalla dichiarazione del lockdown tutto lo staff era nelle condizioni di lavorare dall’esterno.

Sono trascorsi sei mesi e, da questa distanza, si vedono bene vizi e virtù del lavoro da remoto.

I vantaggi di questa modalità - per l’azienda e per le risorse umane - riguardano i tempi recuperati a beneficio della famiglia, la riduzione degli spostamenti, la limitazione delle trasferte, il contenimento delle spese per gli spazi di lavoro.

Sull’altro piatto della bilancia c’è però l’impoverimento di quei valori interiori e immateriali, che identifichiamo come il senso di appartenenza e lo spirito di squadra, che si possono alimentare solo lavorando insieme e costruendo fianco a fianco obiettivi condivisi e comuni.

Sono valori che concorrono al benessere aziendale e che, secondo me, ci qualificano come individui e come professionisti, con l’esigenza di interagire comunicando in luoghi fisici, che la nostra presenza rende riconoscibili e unici.

Credo che la giusta formula stia nel mezzo e che possa coincidere con un’organizzazione mista e flessibile, con i 2/3 di lavoro in presenza e il resto in remoto, ma prevedendo quote modulabili in base alle esigenze. Sono convinto che fare tesoro dei benefici di entrambi gli approcci, con spirito pragmatico e senza radicalismi, possa arricchire tanto i singoli quanto le organizzazioni.

Roberto Pasqualini, vicepresidente Side Group, è autore di questo articolo