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I nostri Smart Workers

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Il piacere di lavorare con ritmi meno incalzanti, la dolcezza del tempo trascorso accanto ai figli, la comodità di non mettersi al volante o di stare in tuta tutto il giorno. Ma anche la mancanza del contatto umano con i colleghi, la difficoltà di conciliare il lavoro, lo studio e il gioco, e la paura che il ritorno alla normalità sia lontano. Le testimonianze degli smart workers di Side Soft raccontano le emozioni contrastanti di quotidianità inedite.
 
 
Il piacere di lavorare con ritmi meno incalzanti, la dolcezza del tempo trascorso accanto ai figli, la comodità di non mettersi al volante o di stare in tuta tutto il giorno. Ma anche la mancanza del contatto umano con i colleghi, la difficoltà di conciliare il lavoro, lo studio e il gioco, e la paura che il ritorno alla normalità sia lontano. Le testimonianze degli smart workers di Side Soft raccontano le emozioni contrastanti di quotidianità inedite.

GIULIA TREVISI
analista funzionale

Lavorare da casa non è stata mai una mia prerogativa perché penso che operare in team, con la possibilità di confrontarsi e crescere in modo corresponsabile, rappresenti il punto di forza di ogni lavoro, qualunque esso sia. Ho sempre temuto che le comunicazioni a distanza si presentassero più difficili e complicate. Per fortuna, la tecnologia in questo momento ci permette di superare limiti e disservizi, dandoci la possibilità di confrontarci in call o videoconferenza con clienti, colleghi e direzione aziendale. I ritmi di questi meeting on-line hanno riempito la mia agenda oltre ogni mia previsione, e in questo momento così difficile, in cui preoccupazioni e cautele ci obbligano a stare separati, una semplice domanda o un’attenzione in più, anche a distanza, rappresentano punti di forza strabilianti. Un saluto a fine call si trasforma in una bellissima chiacchierata tra colleghi, spesso affiancati da fidati e scherzosi mini aiutanti

DAVIDE BETTELLI
analista programmatore

Voglio raccontare due episodi teneri e divertenti di questa fase in smart working. Durante il rilascio di November Change, mia figlia giocava accanto alla mia postazione e sentiva in call gli altri colleghi che parlavano in continuazione del pacchetto ESB “Fase A”. E lei arrabbiata: “Ma papà, perché sempre questo FASE A?!”. In un’altra occasione, ero in call con un collega che noi tutti chiamiamo Robbi e lei pensava che stessi parlando con la “sua” Robbi, una tata che aveva al nido, e voleva a tutti i costi salutarla.

DANIELE ALQUATI
analista programmatore

All’inizio avevo qualche difficoltà a lavorare in Smart Working per l‘impossibilità del dialogo diretto con i colleghi e i clienti, ma dopo un mese di lavoro queste difficoltà sono state superate e adesso mi sono abituato ai nuovi ritmi.
Ora che anche mia moglie è a casa dal lavoro sono più tranquillo, prima di tutto per la sua salute e poi perché può controllare Ricky, il nostro bimbo di due anni e mezzo. A parte i momenti in cui su uno schermo ho del codice da scrivere, e sull’altro i cartoni animati di Ricky, e tralasciando quando il mio ometto piomba in camera mentre sono in call, tutto è abbastanza tranquillo.

SIMONE BOTTAZZI
analista funzionale

Il momento è delicato, lo sappiamo tutti, è difficile spiegare in poche parole le difficoltà, le emozioni, le preoccupazioni e i diversivi per distrarre la mente, anche solo per poco, da quello che sta accadendo. Io ho la fortuna di poter lavorare da casa, da remoto, tramite la formula del "lavoro agile". Lo so, oggi va per la maggiore il termine "Smart Working" ma io sono italiano, mi sento italiano, e parlo italiano. Dicevo che sono fortunato...sì, lo sono perchè posso permettermi il lusso di stare a casa, con i miei cari, limitare al massimo l'esposizione ai rischi, per me e per loro, ma allo stesso tempo continuare a lavorare. Ovviamente, come per tutte le cose, esistono anche gli aspetti "meno romantici". Nel mio caso, per esempio, ho la mia piccolina di poco più di un anno che, essendo a casa dall'asilo, vede mamma - anche lei lavora da casa - e papà che sono con lei, ma che non le possono dare, per forza di cose, tutte le attenzioni che meriterebbe. Sì, alla fine anche loro ne risentono. C'è chi dice che per loro non cambia quasi nulla, sono troppo piccoli. Pensiero sbagliatissimo, a mio modo di vedere le cose. La mia bimba gioca, ride e corre, ma si capisce lontano chilometri che le manca la vita con gli altri bimbi. E per fortuna abbiamo anche un fazzoletto di giardino, che le permette di sgambettare un po’. E per concludere, la vita di coppia, aspetto da non trascurare. Lavorando da casa si è tutti più vicini, ma lo si è 24 ore su 24, e a volte è un po’ più difficile. Ma con un pizzico di fantasia, un po’ di pazienza e tanta buona volontà si riesce a fare tutto.

CLAUDIA BASSOLI
analista programmatore

È ormai dal 25 febbraio che lavoro in smart working. La prima settimana non è stata entusiasmante: postazione di lavoro non adatta a passare tante ore seduta davanti al PC, ma soprattutto la difficoltà a gestire correttamente gli orari di lavoro. Sola in casa, perdevo la cognizione del tempo. Ho dovuto ri-organizzarmi mentalmente e praticamente, allestendo una nuova postazione di lavoro più idonea e gestendo al meglio il tempo. Ora apprezzo il fatto di non dover affrontare tutti i giorni due ore di viaggio, il lavoro è più tranquillo e sereno, ma mi manca il contatto umano con i colleghi, che aiuta a risolvere più velocemente le varie difficoltà lavorative. Mi auguro che l'attuale situazione sanitaria si risolva nel migliore dei modi e che possiamo rivederci presto tutti in azienda.

GIULIA AZZOLINI
analista programmatore

Probabilmente sarò una voce fuori dal coro ma questo periodo fa bene a me e fa sicuramente bene alla mia famiglia. Io, che per andare e tornare dall’ufficio devo farmi due ore di macchina al giorno, con lo smart-working sono decisamente rinata! Ho la fortuna di poter contare su preziosi aiutanti come i nonni, che possono occuparsi della piccola Carlotta mentre mi dedico alle attività lavorative, credo che diversamente sarebbe stato molto complicato visto che ha ancora un'età in cui richiede il 100% delle mie attenzioni. Riesco a gestire le attività da svolgere durante la giornata senza troppi problemi: tramite chiamate e videochiamate posso confrontarmi con i colleghi e con il cliente senza difficoltà. Se proprio devo trovare qualche difetto, ecco, potrebbe essere che a volte il traffico dati è talmente saturo che la connessione diventa difficoltosa, ma è successo un paio di volte in un mese quindi niente di preoccupante. L’altro difetto dello smart-working è la mancanza di quell’“umanità” che si vive in ufficio, lavorando insieme.

NADIA PASQUINELLI
analista sviluppatrice

Anche oggi siamo tutti qui, stretti tra quattro mura, i miei figli che fanno lezione on line ed io che lavoro in Smart Working! Certo è faticoso,  ma questa possibilità mi permette di seguire i miei ragazzi, di risolvere con loro problemi di collegamento on line con la scuola, di insegnargli ad utilizzare Internet, Word, Excel. Sono già diventati molto abili, ‘’dei futuri informatici pronti ad entrare in Side”! Per fortuna che esiste lo Smart Working che dà la possibilità di continuare la vita di tutti i giorni, nella speranza che tutto finisca al più presto!

FEDERICO RAUTNICH
analista sviluppatore

[note per i lettori: Federico è giovane e normalmente molto attivo nello sport e nel sociale, un’energia che, sotto la morsa della quarantena, sfoga in una fantasia “epica”. Per fortuna divide l’esperienza dello smart working con il papà, anche lui dipendente Side Soft, che lo riporta puntualmente alla realtà]
Forse la cosa più strana è il susseguirsi imperterrito di quella che sembra una costante sensazione di déjà vu. Ci si alza? Beh si certo come sempre, fino a qui direi che è anche un bene che continui questa tradizione.
Poi cos’altro? Vediamo… beh sì, si mangia! La colazione è il pasto più importante. Io preferisco il tè mentre mio padre i caffè latte. Questa piccola diversità di gusti è la base per iniziare una giornata di pacifica convivenza tra noi due. Avete presente quello che in storia è chiamato il casus belli? La famosa “goccia che fece traboccare il vaso”: il rapimento di Elena che fece scoppiare la guerra di Troia, l’attentato di Sarajevo del 1914, l’incidente di Gleiwitz che fece iniziare la Seconda Guerra Mondiale; tutte famose gocce che fecero traboccare vasi dalle conseguenze catastrofiche. Nulla di questi però è paragonabile a quello che potrebbe essere il trovare, da parte mia o di mio padre, il cartone di latte o la scatola del tè vuote.  
Lungi da me, se un tale equilibrio venisse rotto. Si esatto perché c’è da lavorare qui! Non c’è tempo per gli sproloqui, il caffè latte e i casus belli!
Quindi pronti, partenza via!
Oggi nuovo record signore e signori. Sette secondi, no dico ben sette secondi per arrivare dal mio letto alla mia postazione di lavoro. Faccio un inchino e saluto tutto il pubblico che mi applaude, mamma mia che bolgia, che urla, mi amano! Mi pare giusto ringraziarli: “Grazie, grazie sono stanchissimo ma contentissimo” – sì bravo così, ce li hai in pugno – “vorrei fare un particolare ringraziamento al salone Dallari per avermi venduto un letto dalle prestazioni spettacolari senza il quale non ce l’avrei mai fatta” – così sì ormai pendono dalle tue labbra – “poi chi altri? Ah sì sì. Beh ovviamente ringrazio il Signore per non avermi fatto inciampare sul cane durante il mio scatto. Ora mi potete chiamare l’Alberto Tomba degli slalom domestici.”
Beh però sette secondi, non male. Sette. Mi vien in mente l’indovinello del film “La vita è bella” quello di Biancaneve e i nani che ora non ricordo come faceva bene…
Perfetto, Google come sempre ha dato una bella mano: “Biancaneve in mezzo ai nani, risolvi questo enigma cervellone nel tempo che ti dà la soluzione”. Bello quel film, mi sa che questa sera me lo guarderò. Tanto cos’altro vorrai mai fare: leggere? Dipingere? Suonare? No dai, questa sera ci sta un bel film. Un bel film dopo cena. Io, il film e un bicchiere di Amaro del Capo, quello buono. Sempre se mio padre non l’ha finito, perché altrimenti sarà dura arrivare alla colazione interi domani.

STEFANIA NEGRI
analista funzionale

Sinceramente, per me lo smart working si è trasformato in extreme working: l’ufficio in casa richiede una grande disciplina, una postazione di lavoro personale e isolata per stare concentrata, orari determinati. Tutto questo è difficile da organizzare con un figlio che deve fare i compiti e lezioni on-line e deve essere seguito come se fosse a scuola. Personalmente mi sono imposta orari rigidi di lavoro in cui cerco di organizzare il lavoro di scuola di Luigi e il mio, in poche parole ho pianificato sia un planning di lavoro che di studio di mio figlio, il più possibile sincronizzato. Sicuramente la parola che mi appartiene di più in questo periodo e che appartiene alla mia famiglia è “flessibilità”, ognuno di noi cerca di sopravvivere alla quotidianità senza troppi vincoli e stress.

SILVIA VILLA
Controllo e maintenance dei sistemi di sintesi

Sono passati poco più di 2 mesi dal mio colloquio con S.I.DE soft s.r.l., seguito dall’assunzione. Uno degli argomenti del colloquio è stato proprio lo smart working, ero da tempo convinta che le società informatiche fossero le candidate ideali per questa tipologia di lavoro. Anche la direzione di Sidesoft condivideva questa idea, pur rilevando che, allora, l’organizzazione non era strutturata in modo completo per avviare al remote working una consistente quota di personale, sia per le necessarie dotazioni hardware che per la metodologia di lavoro. A maggior ragione per un neoassunto che, per forza di cose, ha la necessità di un affiancamento articolato e continuativo da parte dei colleghi per la necessaria formazione. Con un sorriso oggi penso a quel colloquio...l'emergenza Coronavirus purtroppo, o per fortuna, ha cambiato completamente la prospettiva! Sidesoft è stata "costretta" ad essere pronta e direi anche con ottimi risultati. E l'esperienza ha smentito anche me. Di sicuro, da un punto di vista tecnologico, una società informatica è davvero la candidata ideale, ma anche da noi il rapporto umano, il confronto quotidiano, una pausa caffè contribuiscono a creare un clima di collaborazione che non ha lo stesso valore se costruito con chat, videocamere e microfoni. Quindi sì, evviva lo smart working...ma se è possibile uno o due giorni a settimana!

LORENZO SASSI
capo progetto

Sono stato fortunato e sono riuscito a raggiungere la mia compagna a Biella, dove lavora. La mia giornata parte con una bella colazione e subito dopo mi collego al pc (rigorosamente in tuta). Poter lavorare da casa, attraverso lo smart working, significa per me poter continuare i progetti e raggiungere gli obiettivi prefissati, anche in questo particolare periodo. Le mie giornate rimangono così impegnate, alleviando, anche se di poco, i pensieri negativi e tristi che questo periodo porta con sé. Sono consapevole dell’impegno e delle difficoltà che S.I.DE. sta attraversando in questo momento, e concedere a tutti i dipendenti di poter lavorare da casa è un’opportunità veramente preziosa. Sono sicuro che questo sarà uno spunto in più per poter garantire, anche una volta superata l’emergenza, un servizio sempre costante e all’avanguardia. Un pensiero è comunque doveroso per tutti coloro che stanno lottando in prima linea contro questo virus. Grazie.

VINCENZO AMORUSO
analista programmatore

Questo periodo è indubbiamente la cosa più triste che mi sia mai capitata nella vita. Non puoi vedere, abbracciare e vivere i tuoi cari, i tuoi amici…perché potrebbe nuocere alla salute. Brutta roba! E se non vuoi nuocere alla salute di chi ami, che fai? Stai a casa! Ti raccomandi e ti preoccupi che tutti stiano a casa o che si proteggano quando sono obbligati ad uscire. Caratterialmente cerco sempre di vedere il buono nelle cose e anche in questo momento storico mi viene naturale farlo. Sto apprezzando i pranzi a casa con mia moglie e i suoi piatti succulenti che riesco a godermi di più, ora che i ritmi sono meno frenetici. C’è anche il risparmio dello stress per il fatto di non guidare più. Poi c’è Leslie, la mia “assistente” a quattro zampe. Da tre settimane ormai viviamo ogni secondo insieme. Chi glielo spiegherà che, quando tutto questo sarà finito, dovrò nuovamente uscire tutte le mattine? Ah! Poi c’è la tuta. Sì! Sono tre settimane che vivo in tuta. È davvero comodo. Se posso dare il mio contributo per fare in modo che tutto questo finisca, perché non farlo in estrema comodità?! #iorestoacasa #andràtuttobene.

MIRIAM LANZA
analista programmatore

Come per tutti, questo è un periodo abbastanza complicato. Forse per noi un po’ di più, perché in casa siamo in sette. Alla mattina Letizia, la maggiore dei miei cinque figli, si chiude in camera a studiare per gli esami universitari, che non sa se e come darà (su SKYPE?). Francesco, il secondogenito, è alle prese con un esame di maturità dalle modalità di svolgimento per ora oscure, si piazza in sala e passa la mattinata sul pc con Hangout Meet. Emanuele, il terzogenito, si chiude in camera perchè ha cinque ore di lezioni e interrogazioni su Hangout Meet, e siccome ogni tanto qualche fratello piccolo entra perchè vorrebbe attirarlo per una partita di pallone in terrazzo, ha cercato di evidenziare il suo avviso 'Non entrare' sulla porta. Io e mio marito ci alterniamo a seguire nei compiti i due piccoli perché hanno anche loro videolezioni registrate da seguire ed email da inviare, e alle elementari - per fortuna -da soli ancora non sono capaci di fare tutto. Chi dei due non è 'di turno' con i piccoli, si mette in camera sul tavolino che abbiamo aggiunto, e lavora. Per fortuna, al pomeriggio, la scuola è chiusa e, se c’è bel tempo, i più piccoli vanno in terrazzo...in alternativa ci sono sempre gli intramontabili Lego!

FEDERICA PERINETTO
analista funzionale

La mia esperienza è decisamente controcorrente rispetto a quella che hanno descritto i miei colleghi. Non sto infatti facendo smart working perché, in accordo con l’azienda, sono rimasta a lavorare in ufficio, per poter gestire le telefonate che ancora arrivano o ricevere le consegne.
Siamo rimasti in tre negli uffici, ma siamo talmente lontani fra di noi che capita, a volte, di non vedersi nemmeno durante il giorno…giusto il saluto serale, e questo non perché non si vada d’accordo tra di noi, ma perché siamo coscienti del fatto che un piccolo sacrificio adesso, porterà un grande beneficio domani, e non solo a noi!
Personalmente ho lasciato la mia solita postazione e mi sono trasferita nell’ufficio del vice presidente ma non completamente da sola, porto sempre con me una scorta di viveri, per “addolcire” un po’ la solitudine. Sinceramente, è strano vedere le strade vuote mentre mi reco in ufficio, poi il silenzio che regna per i corridoi di SIDE è quasi spettrale, soprattutto per me che ero abituata a sedere ogni giorno con colleghi allegri e rumorosi come me. L’ultimo giorno di lavoro è stato strano ricevere le ultime direttive da Raffaella, la nostra assistente alla direzione, abbiamo iniziato a salutarci come facciamo di solito - “ciao ci vediamo…” - e il cervello suggeriva le solite opzioni - “domani”, “lunedì”, “ fra una settimana” - ma questa volta la voce si è rotta e abbiamo concluso con un “presto, speriamo”. Quindi, quando sono andati via tutti, mi sono sentita un po’ come Don Camillo quando resta di guardia al paese durante l’alluvione e aspetta speranzoso che tutto finisca e tutti possano tornare al loro posto, “presto, speriamo”.