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In piedi nella tempesta del Covid-19

/ In piedi nella tempesta del Covid-19

 
"In questi mesi di pandemia ho incontrato diversi imprenditori colpiti ma sopravvissuti al virus, non affondati. Persone abituate ad accettare perdite umane e finanziarie, abituati a sostenere crisi e successi; uomini e donne che, con grande fatica, hanno superato la prima fase della pandemia ed ora stanno vivendo la seconda fase con grande coraggio".
 
 
In questi mesi di pandemia, grazie al mio lavoro di consulente, ho incontrato diversi imprenditori “colpiti” ma sopravvissuti al virus, non affondati. Persone abituate ad accettare perdite umane e finanziarie, abituati a sostenere crisi e successi; uomini e donne che, con grande fatica, hanno superato la prima fase della pandemia ed ora stanno vivendo la seconda fase con grande coraggio.

Queste persone hanno scoperto di avere energie e risorse che non immaginavano nemmeno loro di possedere.

Queste persone hanno avuto il coraggio di perseverare, accettando la realtà che gli impone di agire e di dare risposte immediate. Questi imprenditori hanno tenuto aperto il loro sguardo ed il loro cuore sul duro quotidiano che gli si poneva davanti, anzi, che gli si pone ancora drammaticamente davanti senza smarrirsi, certi di poter individuare un positivo in mezzo a tutto questo male.

Hanno accettato l’imprevisto, un nuovo modo di sperare; ecco cosa li accomuna, non un facile ottimismo ma una coscienza nuova, un nuovo modo di porsi davanti alle circostanze, anche le più dure. Hanno accettato di combattere contro il nichilismo imperante, che cerca di sommergerci, ma per citare Nietzsche “Che cosa significa nichilismo? Significa che i valori supremi si svalutano. Manca lo scopo. Manca la risposta al: perché?”.

Stare davanti a questa domanda, a questo perché, ci impone l’andare al fondo di noi stessi, ad essere leali fino in fondo con noi stessi e su cosa veramente ci sta a cuore nella nostra vita. Siamo spinti a tornare ad una essenzialità, al perché uno continua a fare impresa, nonostante tutto quello che accade. Le risposte che mi sono sentito dare hanno tutte lo stesso connotato “…continuo a portare avanti la mia azienda per amore di quello che ho creato…” , ecco l’imprevisto, l’inatteso; un amore, una stima di sé e della propria azienda, dei propri collaboratori, del proprio lavoro, più grande di qualsiasi difficoltà.

La legge della vita è l’amare, non esiste un modo di vivere più grande di questo, un altro modo di essere umani, un modo diverso per andare oltre se stessi e al proprio io. Ecco, questo è ciò che ci permette di non uscirne a pezzi, frammentati, questo è ciò che ci permette di tornare a rischiare nel quotidiano, a fare ancora impresa assieme ai propri collaboratori, a mantenere la promessa di riuscire nonostante le difficoltà.

Ultimamente ho compreso che il mio compito non era solo quello d’aiutare i miei assistiti a stare davanti alle sofferenze e ai disagi del quotidiano, ma quanto quello di usare bene il tempo a nostra disposizione, ad  amare l’istante, a desiderare d’incontrare al più presto il collega, l’altro, capendo che il suo esistere è un bene grande per me, poiché attraverso quel “noi” il mio “io” è reso più vero.
Buon lavoro a tutti!

dott. Stefano Carletti, psicologo e coach aziendale